Close

Cosa si intende per separazione per tradimento

L’unione coniugale si basa su principi morali e comportamentali condivisi che comprendono, tra gli altri, la fedeltà; quando due persone si uniscono in matrimonio, stabilendo un vincolo reciproco, si impegno ad essere fedeli l’uno all’altro, stabilendo una delle condizioni basilari per il mantenimento del legame coniugale, e non solo dal punto di vista affettivo. L’infedeltà (o il tradimento), infatti, rappresenta uno dei motivi che può compromettere irreparabilmente l’unione tra i coniugi, costituendo un valido motivo di separazione: vediamo di seguito cos’è la separazione (e come si differenzia dal divorzio) e come si può dimostrare il tradimento del coniuge per mezzo di apposite indagini.

Separazione, cosa si intende

Nell’ordinamento italiano, la separazione personale dei coniugi è un istituto giuridico regolamentato dal Codice civile; l’articolo 150, in particolare, stabilisce che “è ammessa la separazione personale dei coniugi. La separazione può essere giudiziale o consensuale. Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o la omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi”. In realtà, esiste anche una terza opzione, rappresentata dalla separazione di fatto: quest’ultima, però, non ha valore legale ma sortisce solo un effetto di natura pratica; in altre parole, anche se i coniugi non convivono né intrattengono alcun tipo di reciproca relazione (abbandono del tetto coniugale), gli effetti dell’unione matrimoniale sono ancora in vigore.

La separazione giudiziale (detta anche “contenziosa”) viene sancita da una sentenza del giudice; come stabilito dall’articolo 151 del Codice civile, “la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”. Spetta poi al giudice stabilire a quale coniuge debba essere addebitata la separazione “in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”. Una volta che un coniuge ha presentato richiesta di separazione al giudice, può esserci una riconciliazione (ex articolo 154 del Codice civile) oppure l’iter giudiziario può proseguire, portando ad una sentenza definitiva di separazione; quest’ultima può essere anche di natura consensuale: ciò accade quanto la richiesta è presentata da entrambi i coniugi, se questi trovano autonomamente un accordo circa tutti gli aspetti della dissoluzione del vincolo matrimoniale (divisione dei beni, mantenimento dei figli etc.), e deve comunque essere omologata dal giudice. In caso contrario, nell’ambito di un contenzioso giudiziario, “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri” (articolo 156). Nel caso in cui i coniugi che si separano consensualmente trovano un accordo inerente al mantenimento dei figli giudicato inadeguato, il giudice ha la facoltà di convocare nuovamente le parti in causa e ridiscutere i termini dell’accordo. La separazione rappresenta il passaggio propedeutico al divorzio.

Cosa comporta la separazione per tradimento

Il Codice civile italiano stabilisce che “con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri” (articolo 143); tra gli obblighi coniugali, annoverati dal medesimo dispositivo, figura la fedeltà. L’infedeltà di uno o di entrambi i coniugi può essere quindi un valido motivo di separazione e, successivamente, di divorzio; va però tenuto conto che, come stabilito nel 2001 dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 14162, “per l’addebitabilità della separazione, l’indagine sull’intollerabilità della convivenza deve essere effettuata con una valutazione globale e con la comparazione delle condotte di tutti e due i coniugi, non potendo il comportamento dell’uno essere giudicato senza un raffronto con quello dell’altro. Infatti, solo tale comparazione permette di riscontrare se e quale rilevanza essi abbiano avuto, nel verificarsi della crisi matrimoniale”. In sintesi, gli estremi per la separazione vengono desunti dall’analisi congiunti della condotta di entrambi i coniugi; in tal modo, il giudice ha tutti i riscontri necessari a pronunciare una sentenza di separazione con addebito per tradimento. In cause di questo tipo è necessario che il comportamento trasgressivo di uno dei due coniugi abbia effettivamente reso “intollerabile la prosecuzione della convivenza”; comprovare la condotta infedele del coniuge quindi serve, da un lato, a dimostrare come questi abbia trasgredito ad uno degli obblighi connaturati nell’unione matrimoniale e, dall’altro, concorre a stabilire a quale delle parti in causa debba essere addebitata la separazione (con le relative conseguenze di ordine economico e patrimoniale). A un anno dalla sentenza del giudice, gli ex coniugi possono richiedere all’autorità giudiziaria di formalizzare un divorzio per tradimento (i tempi si riducono a sei mesi per le separazioni consensuali).

Come si indaga per dimostrare un tradimento

Nel caso in cui si percepisca una qualche anomalia nella condotta del proprio coniuge e si sospetti che questi possa aver intrecciato una relazione con un’altra persona, è possibile rivolgersi ad un’agenzia di investigazione privata per commissionare delle apposite indagini personali a carico del partner. Il mandato può essere conferito in prima persona dal coniuge che richiede l’intervento oppure da un legale rappresentante, quale l’avvocato difensore; le parti, dopo un primo contatto, stabiliscono gli estremi e gli obiettivi dell’intervento. È bene ricordare che le indagini personali di questo tipo vanno condotte entro i limiti consentiti dalla legge (pertanto è impossibile acquisire in maniera coatta telefoni cellulari, computer portatili ed altri beni personali); in aggiunta, il mandante, per assicurare la buona riuscita dell’intervento, deve essere collaborativo, evitando interventi in prima persona e mantenendo il segreto circa le operazioni in corso.

Gli agenti, per avviare le indagini, acquisiscono alcune informazioni circa il soggetto da sottoporre ad indagine; oltre agli estremi anagrafici, gli agenti necessitano di una descrizione fisica, foto recenti e informazioni inerenti agli orari di lavoro, gli hobby e le abitudini quotidiane del target della procedura investigativa. Tracciato un profilo personale, anche grazie ad una preventiva attività di analisi reputazionale condotta sulle fonti aperte (la cosidetta attività di Open Source Intelligence), gli investigatori implementano una fase di osservazione dinamica e statica (ossia pedinamento o appostamento) che consente loro di acquisire materiale fotografico per comprovare la condotta del coniuge entro determinate coordinate di tempo e luogo. Il mandante delle indagini viene costantemente aggiornato circa lo sviluppo dell’iter investigativo e quando quest’ultimo può ritenersi concluso, gli agenti incaricati stilano una fascicolo investigativo, producibile in giudizio, in cui viene illustrato il lavoro svolto ed i risultati ottenuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *