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Revisione dell’assegno di mantenimento, come indagare i dubbi

Non è raro per un coniuge separato nutrire dei dubbi sulla necessità di revisione dell’assegno di mantenimento. Molte separazioni avvengono come noto in situazioni di reciproco rancore, ed è facile che questi scenari possano portare alla perdita di fiducia nell’ex coniuge, e/o al disinteressamento del suo benessere e al desiderio di rivalsa attraverso omissioni e false dichiarazioni sulla propria situazione patrimoniale. I tipici comportamenti che rappresentano queste situazioni sono le menzogne riguardo ad un reddito al ribasso percepito dal coniuge economicamente più forte o una sua omissione di comunicare attività lavorative (anche in nero), scenari che quando rilevati o regolarmente comunicati portano ad una revisione al rialzo della cifra pattuita: e la non comunicazione da parte del coniuge economicamente più debole di aver creato un nuovo nucleo familiare con un’altra persona (una coppia di fatto), cosa che comporterebbe ad un ribassamento dell’assegno o a una totale estinzione dello stesso. Un lecito sospetto è motivo valido per consentire un’indagine atta a verificare l’eventuale mutamento della situazione patrimoniale del coniuge, ma decidere di agire in autonomia non è mai una buona idea, in quanto per un individuo non avvezzo alla professione è fin troppo facile commettere errori di varia natura che potrebbero insospettire il partner o violare i diritti di riservatezza. Affidarsi invece a un’agenzia di investigatori professionisti consente di eseguire le indagini in maniera competente ed efficace, anche a livello giudiziale, e di non ledere alcun diritto.

Case history: revisione dell’assegno di mantenimento

Il caso preso in esame da P&P Investigazioni riguarda la richiesta di una giovane donna separata, la quale lamentava una situazione in cui l’ex marito dichiarava di non svolgere alcuna attività lavorativa, cosa che aveva portato il giudice a fissare in un primo momento al minimo l’importo dell’assegno di mantenimento. La donna invece non aveva sospetto, ma bensì certezza, che l’uomo svolgesse un’attività professionale continuativa da cui proveniva una regolare retribuzione, anche se in forme non ufficiali, ovvero in nero; una situazione che comunque è riconosciuta come rilevante a livello giuridico e consente di intervenire sulla cifra di mantenimento pattuita.

L’indagato, ex marito della cliente, era un uomo di quarant’anni che aveva per molti anni lavorato nel settore orafo, e al momento del contatto della nostra cliente dichiarava di essere disoccupato e di non svolgere dunque altra attività se non piccoli, saltuari lavori; motivo per il quale sosteneva di non essere in grado di poter contribuire al sostentamento economico della ex moglie e dei due figli di sette e quattro anni avuti con la stessa. L’indagine dunque doveva accertare la reale situazione professionale dell’uomo, ed acquisire elementi probatori che potessero permettere di identificare l’eventuale datore di lavoro in modo che potesse venire determinato il reddito percepito e revisionato di conseguenza l’assegno di mantenimento attualmente stabilito al minimo elargibile.

Indagini per revisione dell’assegno di mantenimento

P&P Investigazioni ha quindi avviato le proprie indagini impostando delle giornate di osservazione dinamica per tutto il tempo necessario all’acquisizione degli elementi probatori. Il controllo, che è durato alcuni giorni, ha avuto inizio a partire dall’abitazione dei genitori ove il target aveva la propria residenza. È a partire dal secondo giorno di indagini che si viene a scoprire che l’uomo si recava con quotidiana regolarità e ai medesimi orari presso una ben nota azienda del settore pubblicitario, facendo quindi intendere un palese coinvolgimento professionale con la stessa. I successivi accertamenti svolti e i rilievi fotografici acquisiti dimostravano poi in maniera inconfutabile il suo impiego in attività lavorative alla pari di un effettivo dipendente, sebbene non ufficialmente assunto dalla ditta e ricevente di conseguenza una retribuzione non ufficiale.

Esito delle indagini

Attraverso l’indagato raccolto durante le nostre attività di indagine, la cliente ha potuto presentare al giudice la richiesta per ottenere sia la revisione dell’assegno di mantenimento che il rispetto dei generali adempimenti spettanti all’ex marito. Una volta constatate le informazioni raccolte nei nostri dossier, il giudice ha potuto riconoscere alla donna una maggiorazione della cifra fino ad allora percepita, proprio in virtù del nuovo impiego dell’ex coniuge, dal quale si è presunta una retribuzione stimata.

Se avete il sospetto di qualche azione nascosta dal partner che possa incidere a vostro favore e legittimare una richiesta di revisione dell’assegno di mantenimento, contattate P&P Investigazioni.

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