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Cosa si intende per addebito per l’infedeltà coniugale e quando si presenta

Gli equilibri di un’unione coniugale possono essere messi a dura prova di diversi fattori; uno di quelli che più di frequente determina la fine del rapporto è l’infedeltà di uno o entrambi i coniugi. Il motivo è duplice: da un lato, infatti, va tenuto in conto l’aspetto morale ed emotivo (il tradimento lede il vincolo di reciproca fiducia tra coniugi) sia quello strettamente normativo: con il matrimonio, le parti in causa si impegnano a rispettare il reciproco dovere di fedeltà, secondo quanto statuito dall’articolo 143 del Codice civile. In tal caso, su uno dei due coniugi può ricadere l’addebito di un’eventuale separazione: vediamo di seguito di cosa si tratta, quando si concretizza uno scenario di questo tipo e come un’apposita procedura investigativa può inserirsi nel contesto di un addebito per infedeltà coniugale.

Cosa si intende per addebito nei casi di infedeltà coniugale

Come già accennato, l’infedeltà del coniuge può comportare l’interruzione dell’unione coniugale. Prima di vedere in cosa consista l’addebito, è necessario tenere presente quali siano i principali riferimenti normativi in materia di scioglimento del vincolo matrimoniale; l’articolo 149 del Codice civile stabilisce che “il matrimonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge”. Le norme in vigore consentono ai coniugi di separarsi in via personale, consensuale o giudiziale. Quest’ultima è regolamentata dall’articolo 151 del Codice civile; il dispositivo statuisce che “la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”. È in questo contesto – quello della separazione giudiziale – come si evince dal comma 2 dell’articolo sopra citato, che il giudice dopo aver pronunciato la sentenza di separazione può dichiarare “ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”. In sostanza, quindi, per “addebito” si intende la pronuncia, da parte del giudice che nell’ambito di una separazione giudiziale individua il coniuge al quale la stessa può essere maggiormente imputata. In altre parole, l’addebito ricade sul coniuge primariamente ‘responsabile’ dello scioglimento del vincolo coniugale.

Nel caso specifico rappresentato dall’eventualità di un tradimento (o di una relazione extraconiugale), l’addebito ricade sul coniuge la cui condotta ha inciso maggiormente nella determinazione dello scioglimento dell’unione matrimoniale. In sintesi, l’addebito sancisce l’esistenza del comportamento infedele da parte di un coniuge e ascrive a quest’ultimo (e alla sua condotta) la responsabilità della separazione.

Quando si presenta questo caso

Secondo il sopra citato articolo 151 del Codice civile, l’addebito di separazione può essere sancito dal giudice in presenza di una condotta non conforme ai doveri insiti nel vincolo coniugale. In realtà, alcuni casi di giurisprudenza hanno integrato questa nozione, integrandola in un più ampio processo di valutazione delle dinamiche coniugali: “per l’addebitabilità della separazione” – si legge nella sentenza n. 14162 pronunciata dalla Corte di Cassazione il 14 novembre del 2001 – “l’indagine sull’intollerabilità della convivenza deve essere effettuata con una valutazione globale e con la comparazione delle condotte di tutti e due i coniugi, non potendo il comportamento dell’uno essere giudicato senza un raffronto con quello dell’altro. Infatti, solo tale comparazione permette di riscontrare se e quale rilevanza essi abbiano avuto, nel verificarsi della crisi matrimoniale”. Un’altra sentenza, precedente di appena un anno, i giudici hanno sottolineato come l’autorità giudiziaria abbia il dovere diaccertare che la crisi coniugale sia ricollegabile al comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi e che sussista, pertanto, un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza, condizione per la pronuncia di separazione” (sentenza n. 279/2000). Ne consegue che, al netto delle specificità che contraddistinguono i singoli casi, il nesso causale tra infedeltà coniugale e separazione non scatti in maniera automatica. L’addebito, quindi, sussiste solo in presenza di elementi che attestino una relazione extraconiugale ma anche che almeno uno dei due coniugi abbia tenuto una condotta di natura trasgressiva ed incoerente rispetto ai doveri matrimoniali, tale da determinare condizioni di convivenza non più sostenibili.

Come possono aiutare le indagini

In base a quanto evidenziato finora, è evidente come nell’ambito di una separazione con addebito per tradimento sia nell’interesse del coniuge che richiede l’addebito riuscire a comprovare in maniera inconfutabile la condotta infedele della controparte. A tale scopo è possibile avvalersi di apposite indagini, rivolgendosi ad un’agenzia di investigazione privata specializzata in indagini familiari di questo tipo. Il mandato può essere conferito dal diretto interessato in prima persona oppure tramite un legale rappresentante. Le parti concordano gli obiettivi dell’intervento, prima che gli agenti possano avviare l’iter investigativo.

Il primo step consiste, naturalmente, nell’acquisire i dati di identificazione del soggetto da sottoporre a indagine (tali informazioni possono essere integrate da quelle relative a orari di lavoro, frequentazioni abituali e tutto quanto possa risultare utile per tracciare un accurato profilo personale). La fase successiva prevede l’implementazione di procedure di osservazione, sia dinamica (pedinamento) che statica (appostamento); questa consente agli agenti incaricati di acquisire materiale fotografico o video per mezzo del quale documentare, in maniera inconfutabile, la condotta del soggetto indagato all’interno di un determinato contesto di tempo e luogo. Le informazioni così raccolte possono essere ulteriormente verificate per mezzo della raccolta di riscontri personali in loco. Se, ad esempio, il target della procedura investigativa è solito frequentare un locale di qualche genere, gli agenti possono raccogliere o verificare i riscontri ottenuti dalla supervisione sottoponendo un breve questionario al personale o agli addetti.

Al termine delle operazioni d’indagine, gli agenti stilano una relazione investigativa; si tratta di un documento all’interno del quale gli investigatori sottolineano i risultati ottenuti e le modalità d’indagine utilizzate. La relazione viene consegnata al mandante, o al legale rappresentante di quest’ultimo; esso rappresenta un elemento importante in quanto può assumere valore probatorio all’interno di un procedimento di separazione giudiziale e può fornire all’autorità giudiziaria elementi oggettivi di valutazione allorquando vi sia una richiesta di addebito di separazione per tradimento da parte di uno dei due coniugi in causa.

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